giovedì 15 settembre 2016

Losanna























Ho finito "Palla", è in sala parto, accudito dalle oscure ostetriche della Hollow Press, la settimana prossima lo portiamo al TCBF. Ecco una tavola della parte "biblica" con il collega e amico Vincenzo Filosa nei panni di Simon Pietro.
Intanto domani vado (anzi, torno, quando facevo Napoleone bazzicavo abbastanza spesso da quelle parti) a Losanna, in Svizzera, dove mi hanno invitato per il BDFIL. Qui una breve intervista al direttore Dominique Raddrizzani, uno che ama i fumettisti italiani.

lunedì 5 settembre 2016

Palla

Corsa contro il tempo per finire questa storiella di media lunghezza (48 pagine) in tempo per il TCBF di Treviso, dove verrà allestita una mostra con le tavole originali. Si tratta di un vecchissimo soggetto riciclato e riadattato per quegli oscuri della Hollow Press.

lunedì 1 agosto 2016

Gazzetta dello Sport
















Con la Gazzetta dello Sport è uscito "Buggy", questo albetto contenente la storiella che feci tre anni or sono con Carlo Ambrosini per un Dylan Dog Color Fest. La copertina del bravo Carmine Di Giandomenico centra pochissimo con la storia, ma pazienza, Buggy non è malaccio dopotutto, grazie anche ai bellissimi colori di Erika Bendazzoli...ma non è questo che volevo dire! Quel che volevo dire è: Buone Vacanze a tutti!

lunedì 11 luglio 2016

Dottor Pira























Il Dottor Pira mi ha chiesto di reinterpretare una sua geniale ministoria in occasione di questo suo LIBRONE. La trovate dunque, insieme a tante altre, nell'enciclopedico ALMANACCO DEI FUMETTI DELLA GLEBA  che potete accaparrarvi con il sistema "PRIMA O MAI".
Ho scelto questa di Porridge perchè mi piaceva un botto, ecco la prima parte.

martedì 5 luglio 2016

Ella

Questo è uno dei western, anzi no, uno dei film più belli della mia vita. 
Una generazione di attori magnifici, un'idea di cinema monumentale, epica e romantica, una fotografia pazzesca e una Isabelle Huppert (Ella) mai così bella. 
So long and thank you, Mr. Cimino, tenero megalomane.

venerdì 10 giugno 2016

more FUN























Questo fine settimana ci sono due Festival, piccoli ma belli e io devo fare due cose: domani sera, Sabato, vado alla Scuola d'Arte del Castello per un incontro (qui i dettagli), assieme alla prode Patrizia Mandanici, è il Piccolo Festival dell'Arte Applicata. Domenica sera vado ad Orzinuovi, provincia di Brescia, dove mentre la band degli Ovlov (bravi questi Ovlov!) suonerà, farò dei disegnetti che verranno proiettati su uno schermo, è Tra le Nuvole, festival itinerante.

mercoledì 8 giugno 2016

Da qui, Ali.

















Avevo 9 anni.
Me lo ricordo bene quell'incontro di pugilato che davano alla tele in bianco e nero di casa. C'era un pugile fortissimo che dava addosso con incredibile potenza ad un altro un poco più alto, il quale si difendeva appoggiato alle corde, chiuso in una guardia attenta e agile. Questo per 8 round (se vi capita, non perdetevi "When we were kings", il bellissimo film che racconta quel match). All'ottavo round, improvvisamente, l'altro, il pugile con i calzoncini bianchi sembrò accendersi di un fulmineo furore e partì velocissimo all'attacco. Ancora oggi ricordo perfettamente l'espressione attonita di George Foreman, mentre, colpito, faceva una bizzarra, bellissima giravolta attorno all'arbitro e cadeva giù, al tappeto, ko.
L'altro era Cassius Clay.
Muhammad Ali, the Greatest, il più grande.
Davvero è stato il più grande e anche il più bello e il più simpatico. In uno sport durissimo, dominato da duri, ha dimostrato che grazia, velocità, intelligenza e coraggio, a volte vincono.
Nel 1996 ho pianto vedendolo ricevere la Medaglia d'oro che aveva vinto a Roma alle Olimpiadi del 1960 e poi smarrito. Era già malato di parkinson. Attorno a lui si fecero i campioni del Dream Team, la nazionale USA di basket. Un gruppo di ragazzi giganteschi che si congratulavano, scherzavano, abbracciavano quell'uomo fragile, in camicia rossa.
The Greatest.
Ciao Ali.

martedì 24 maggio 2016

Pazienza























Avrebbe compiuto 60 anni e giustamente lo si celebra.
Fatemi fare la mia parte, con il (vecchio e mediocre) disegno che vedete sopra. Come sempre in questi casi c'è chi si mette in mostra, chi dice scemenze, chi rosica, etc. Lasciateli perdere e leggetevi le parole belle, divertenti e sincere (come tutto cio che fa) di Tanino Liberatore, oppure recuperate lo stupendo libro di Filippo Scozzari "Prima pagare, poi ricordare". Ma soprattutto leggete le sue storie che ancora adesso sono tra le cose a fumetti più belle comparse in Italia dal dopoguerra in qua.
Ho amato tantissimo Andrea Pazienza, fin da quando lo lessi per la prima volta sulla pagine della rivista Alter (1979), era una puntata di Pentothal, avevo 14 anni. Me le ricordo bene quelle pagine e la copertina, coloratissima e selvaggia (dello stesso Paz?), si raccontava di un gatto circense, si evocava una storia d'amore con una fascinosa gatta siamese, per chiudere con delle considerazioni personali ("Perchè sono fatto così a cazzo?"). In poche pagine acrobatiche Pazienza faceva un uso virtuosistico, disinvolto e sincero delle tecniche più diverse, linea chiara, tratteggi lisergici, pastelli, carboncino e chissà cos'altro, che, Manu Larcenet, scusami, ma vai a nasconderti, infine una tavola bomba, in alto il titolo, "Le straordinarie avventure di Pentothal" e sotto un vignettone unico, un immagine frontale dell'ingresso di un edificio sulle cui scale esterne saliva di spalle, a grandi passi, con una borsa in mano il personaggio che esclamava "Oh, come sto bene!", da una finestra a destra sbucava il volto di una signora (?) allucinata, terrorizzata dall'individuo in arrivo, in basso "Continua.". Chiudendo la puntata l'autore prometteva incredibili avventure, promessa che non avrebbe mai mantenuto, ovviamente. Pazienza!
Ricordo un altro frammento che mi ha turbato l'adolescenza: girava per l'aula del LAS, il Liceo Artistico Statale che frequentavo, una copia de "Il Male" contenente una puntata di un fumetto intitolato "Il Partigiano", due tizi loschi inseguivano il protagonista e lo intrappolavano in uno stanzino, uno dei due aprendosi la patta, con aria torbidissima esclamava "Leccami la formaggella!", ci misi un bel po' a capire, orripilato, il senso di ciò.
Un altro dei miei preferiti, che acquistai e che conservo ancora, di ambientazione storica, si intitola "Aficionados". Il protagonista, il tenente Stella (come un bellissimo personaggio di Pratt de "Gli scorpioni del deserto", un caso?) è un ufficiale con i baffi,  ex maestro di tennis, che comanda un carro armato italiano M13, siamo in nordafrica durante la seconda guerra mondiale. La storia è a colori (bei colori!), leggera e compatta, talmente bella divertente, ben disegnata, che vorresti continuasse ancora e ancora, invece è breve. 48 pagine.
La mia generazione lo ha amato senza riserve, con totale entusiasmo, Pazienza. Eravamo probabilmente le vittime ideali: se a uno che non ha mai letto fumetti mettete in mano Pazienza, non ci capirà nulla (già è difficile leggere fumetti, figuriamoci il Paz), per apprezzarlo davvero bisogna esser cresciuti a pane e fumetti, noi lo eravamo. Non solo: Paz faceva arrabbiare molti. Prendete certi lettori più anziani, erano abituati ad un fumetto tradizionale ordinato, magari progressista, sì, ma non a questo delirante, totale casino!
Noi eravamo abbastanza giovani da non avere questo tipo di preoccupazioni e nel casino totale ci stavamo crescendo. Lo adoravamo e basta.