giovedì 6 agosto 2026

Francesco






















Francesco Guccini saluta tutti nel modo più onesto e naturale a 86 anni, ci mancherà per le sue canzoni che continueremo a cantare come faceva il mio compagno di classe Luca Bortolotti nel 1978, e ci mancherà anche per il suo rapporto molto stretto con “noi” con i Fumetti e i Fumettisti italiani.

Siamo appunto in Italia e ci dobbiamo sorbire l’uscita della PdC Meloni, grande fan a quanto pare del Maestrone: “continuerò ad ascoltare le sue canzoni nonostante le sue dichiarazioni livorose nei miei confronti”. Lasciando perdere questioni di etichetta e politesse, non vale proprio la pena visto che qui la classe, il tatto, manco si sa dove sta di casa (anzi chiedo scusa alla memoria del pantagruelico Francesco), questa accusa, da parte di chi su un enorme, evidente e complessato LIVORE ha costruito una fin qui soddisfacente, presumo, carriera politica, mi fa sorgere spontanea una frase rivelatrice che ho letto spesso in anni recenti sui maledetti social. 

Una frase (uno slogan?) di grande acutezza, non saprei a quale genio gramsciano attribuirne la paternità, che puntuale salta fuori a commento di uscite dell’estrema destra al potere, Usa, Israeliana, EU, su questioni ben più drammatiche e lancinanti: “EVERY ACCUSATION IS A CONFESSION”, Ogni accusa è una confessione.

Ciao, carissimo Francesco, ti si vuol bene.

venerdì 24 luglio 2026

Osvaldo il Superbo

Il nome innanzitutto: Osvaldo Bagnoli. Un nome familiare ma che non ti aspetti, bello rotondo, che sa di 900 e di Medio Evo. Poi c'è quella faccia un po' così, quel naso triste come una salita, gli occhi neri, allegri e intelligenti e un sorriso onesto come il pane. L'uomo veniva dalla Bovisa, working class milanese purissima e gli era rimasta attaccata, ovunque andasse sui campi da calcio dello stivale, la sua lingua, musicale e bellissima, la stessa che parlava Alessandro Manzoni. Non so quante volte ho letto la parola "umile" nei tanti necrologi di questo Gran Lombardo al quale la città dove sono nato deve almeno quanto deve a William Shakespeare, e in effetti l'umiltà non era un optional per l'Osvaldo centromediano metodista approdato a SanSiro, nel Milan di GreNoLi, erano gli anni‘50, per proseguire la sua dignitosa carriera in campi di provincia, la Spal, il Verona, il Catanzaro e poi da allenatore, tanta Serie B. Ma Osvaldo Bagnoli ha qualcosa dentro che nessuno ha, qualcosa di unico e di grande. Quando torna a Verona (forse un destino c’era davvero già in un nome così bello e superbo come Hellas Verona? Ok, parlo da tifoso!) nei primi anni 80' lo porta subito in Serie A, in un campionato che allora era davvero stellare: Platini, Zico, Socrates, Falcao, Rumenigge, Passarella, Maradona, Bruscolotti... Osvaldo un pezzo alla volta costruisce la sua squadra, letteralmente, con gli scarti delle grandi, una squadra vera che memorizza e traduce creativamente la sua idea di calcio. Poi nel 1984 arrivano due "stranieri" come si chiamavano allora, Hans Peter Briegel e Preben Elkjaer Larsen. Osvaldo da genio quale è reinventa e riprogramma il panzer Briegel, fino ad allora tetragono terzino laterale della nazionale tedesca, piazzandolo davanti alla difesa, centrocampista devastante, e asseconda l’anarchia di Elkjaer “Cavallo Pazzo” libero di caracollare ebefrenico sulle fasce dove farà molto male, leggendario il suo gol in casa alla Juve con il piede sinistro scalzo. Gianni Brera, capito e amato l’Osvaldo, lo ribattezzò “Schopenhauer”! 
Forse la partita più bella di quell’epica cavalcata verso lo Scudetto dell'Hellas è stata Udinese Verona. Una Domenica pomeriggio di Febbraio qualunque, sul campo pesante di Udine, arbitro Casarin, due squadre se le sono date di santa ragione, senza tregua, senza respiro, per 90 minuti cercando di prevalere a suon di gol, al 3 a 0 del Verona risponde caparbiamente l'Udinese che si porta sul 3 a 3 per poi arrendersi proprio ai due Dioscuri dell'Hellas che segnano il 4 e il 5 a 3 finale. Fine partita con la squadra a far festa sotto la curva in canottiera e zero tatuaggi, sventolando la bellissima maglia gialloblù “Canon” coperta di fango e di gloria. Così si gioca a calcio in Paradiso, commentò qualcuno. Poi c'è stata Genova, la Superba, e dove se no? Altre imprese, in casa del Liverpool, nientemeno. Ciao Osvaldo, mi viene da piangere tuttora per quanto è stato bello, grazie di tutto.


 

martedì 30 giugno 2026

Un G non è una U

 


L’avete vista anche voi questa foto? No, non il mio bruttissimo disegno, ma la foto da cui è tratto? 

Si chiamava Sewar Abu Daraz, aveva due anni. È stata uccisa ierisera insieme alla madre da un missile israeliano che ha colpito la tenda dove Sewar ha vissuto i suoi pochi giorni, nella cosidetta zona umanitaria di Al-Mawasi, a Gaza.

Carlo Ginzburg in una recente intervista diceva: il Paese a cui apparteniamo non è quello che amiamo ma quello di cui ci vergognamo. Oggi mi sento, da almeno tre anni mi sento 100% israeliano. 

E mi vergogno profondamente, anche se non li ho votati non ho fatto nulla per impedire che lo diventassero, dei politici che stanno a capo delle istituzioni che mi rappresentano, in Italia e in Europa: dalla "naziprincess"(N.Finkelstein) Ursula VDL, Starmer, Macron, Merz, Draghi, fino ai Meloni, Tajani, Renzi e Calenda locali. Dallo scoppio della guerra in Ucraina predicano rispetto dei diritti umani, fermezza (parola che a loro piace moltissimo) e condanna inequivocabile della Russia con sanzioni, armamenti agli Ucraini e riarmo nostro, senza nemmeno ventilare la ricerca di una soluzione diplomatica ma accusando chiunque la proponga di essere filorusso, pagato dal Cremlino, ecc.

Dal 7 Ottobre 2023 e conseguente strage su scala industriale di civili palestinesi, nessuna fermezza invece con Israele, da parte di questi fenomeni, tutt’altro: qui la diplomazia l’hanno usata in dosi massicce, fino alla nausea, stanno raschiando il fondo del loro barile di merda, per coprire, giustificare, normalizzare quella che appariva fin da subito, esplicitata dai più alti rappresentanti dello stato etnosuprematista israeliano, come la “soluzione finale” del problema palestinese. 

Serve dire che avrebbero dovuto, dovrebbero fare ESATTAMENTE l’opposto? Cercare fino all’impossibile, inventare dal nulla una soluzione diplomatica dell’assurdo conflitto Ucraina/Russia e tirare fuori un briciolo della loro cazzo di fermezza con i “judeo-nazis”(Y. Leibowitz, 1992). No, non serve. 

Oggi, dall'alto della loro irrilevanza geopolitica e totale bancarotta morale, fanno finta di niente, si girano dall’altra parte, contano sulla nostra indifferenza razzista per silenziare l’ennesimo orrore: una bambina fatta a pezzi con un ordigno ipertecnologico, preciso e letale, costruito in occidente per essere usato contro eserciti, carri armati, fornito da loro, da noi, agli isreaeliani che lo usano scientemente contro dei civili, contro Sewar, nella più totale, oscena impunità.

Un Genocidio non è un’opinione.

Non è per convinzione religiosa , né per generico umanesimo ma per mero dovere civico che credo anzi, che voglio immaginare un Futuro NON distopico per noi terrestri. Sogno un Futuro dove il Sindaco di New York City cita Gramsci e Balotelli e al posto di Ursula VDL c'è Greta Thumberg, Un Futuro nel quale per i Palestinesi questo orrore, che verrà un giorno definito da tutti Genocidio, anzi il Genocidio più documentato della storia, sarà un brutto ricordo. Non per merito dell'Occidente o di qualche salvatore esterno ma per la straordinaria forza e bellezza di questa gente. Nel mio sogno, come Hitler e Mussolini, anche i nazifascisti di oggi faranno la brutta fine che meritano: a testa in giù a Piazzale Loreto e sogno di vivere abbastanza a lungo per vedere un nuovo processo di Norimberga, magari in una Gerusalemme davvero liberata, sul banco degli imputati, oltre a Netanyahu & C. i leader europei di cui sopra che nel frattempo per quanto mi riguarda possono andare serenamente a fare in culo.